IL FIUME NELL’ANIMA, IL MARE NELLE VENE
Con questo titolo ho voluto intendere: Il fiume nell'anima che rappresenta lo scorrere incessante dei pensieri, dei sentimenti e dei ricordi. Un percorso interiore che scava, cambia il paesaggio dell'io, ma che ha sempre una direzione e una spinta costante verso l'esterno.
Il mare nelle vene che simboleggia un'immensità selvaggia, la passione, la libertà e una forza vitale inarrestabile che scorre dentro e definisce l'essenza stessa di una persona.
C’è un’alba di sale che da secoli impasta la pelle di questa terra, una vocazione che non si impara, ma si eredita con il primo respiro. Lo spirito di Pescara non abita nei palazzi moderni, ma nelle fondamenta stesse della sua anima, dove il cemento d'avanguardia poggia sulla sabbia e sulla memoria. Il fiume e il mare, in un abbraccio eterno, rimangono i veri padri e complici di questa umanità fiera.
I pescaresi portano negli occhi l’orizzonte aperto dell’Adriatico e nelle vene l’audacia di quei pionieri che sfidarono le onde. È da quella stirpe che nasce il carattere di oggi: un'umanità pragmatica, operosa e viscerale.
Ma questa forza non è mai stata solo un canto maschile intonato al largo; ha il volto, la voce e le braccia delle donne della marineria.
Furono loro, le madri e le mogli rimaste a terra, la vera spina dorsale di questa epopea. Donne d'acciaio e di preghiera, che attendevano sulla banchina scrutando il cielo col cuore in gola, pronte a caricarsi sulle spalle il peso della sopravvivenza. Con le loro ceste di vimini colme di pesce, le voci forti a dominare i mercati e i piedi consumati dall'asfalto, hanno inventato l'economia e il commercio di questa città. Nella loro fierezza, nella fatica quotidiana di chi doveva far quadrare i conti anche quando il mare tornava vuoto, c'è la radice profonda dell'intraprendenza pescarese di oggi.
I simboli di questa avventura totale sono impressi nel paesaggio e nella carne della città. C'è il Porto Canale, arteria pulsante dove il passato e il presente si fondono, e ci sono i trabocchi, quelle palafitte protese sull'acqua come ragni di legno, che raccontano una genialità antica. E poi c’è la Festa di Sant’Andrea, la liturgia che ogni anno ferma il tempo, quando la marineria si riappropria delle strade.
In questo dialogo eterno tra ieri e domani si solleva, maestoso, il Ponte del Mare. Con le sue curve bianche e futuristiche che tagliano il cielo, sospeso tra l'acqua e le nuvole, sembra quasi un'enorme vela tesa verso il futuro. Eppure, se ci si ferma a guardarlo dall'alto, la sua ombra accarezza i vecchi pescherecci ormeggiati sotto, le reti stese ad asciugare e i volti segnati dalla salsedine. Il ponte non cancella il passato: lo unisce, unisce le due sponde della città come ha fatto la storia con le sue genti.
Oggi Pescara corre veloce, è una metropoli adriatica di vetro e commercio, ma il suo cuore batte ancora al ritmo della risacca. L'orgoglio dei vecchi lupi di mare e il coraggio indomito delle loro donne sono diventati la spina dorsale della Pescara contemporanea.
La marineria non è un museo polveroso, ma la radice invisibile che nutre la modernità. Essere pescaresi significa questo: camminare sulle campate futuristiche del terzo millennio con i piedi ben piantati a terra, ma con l'anima che profuma di salsedine, perennemente spiegata al vento, libera, fiera e indomabile.
E quando la notte cala sul porto e il vento d’Abruzzo fischia tra le cime, la memoria si fa carne ed eco nei nomi di chi ha scritto col sangue e col sale la prima riga di questa storia.
Risuonano i passi dei pionieri veneti, i Padovano, i Nordio, i Casson, i Ravagnan, che per primi fecondarono di speranza queste rive desertiche. E con loro, i giganti delle onde giunti dalle coste vicine, i Palestini, i Mundani, i Camplone, i Pennese, i Sciarra, i Mazza. Generazioni di capitani, motoristi e marinai che hanno sfidato gli abissi, che hanno pianto i propri morti e celebrato le proprie rinascite. Non sono semplici cognomi: sono pilastri di carne e di coraggio, fari piantati nel tempo che ricordano a Pescara, oggi e per sempre, da dove viene la sua forza.