La situazione del Delfino Pescara 1936 è estremamente critica, con la squadra che naviga nelle zone basse della classifica di Serie B.

A Padova è andata in scena l'ennesima recita di una squadra tecnicamente mediocre e mentalmente fragile, specchio fedele di una società che ha smarrito la bussola della programmazione sportiva.

La sconfitta di Padova (1-0, 1° maggio 2026) rappresenta il fallimento tecnico e psicologico definitivo del progetto stagionale. Professionalmente, il match può essere sezionato in due criticità fondamentali: L'episodio del rigore fallito da Russo e non calciato da Insigne è l'emblema di una squadra svuotata di leadership. In una partita da "ultima spiaggia", l'incapacità di trasformare l'unica vera occasione da gol evidenzia un blocco mentale totale. Il Pescara ha prodotto un volume di gioco sterile, confermando una media realizzativa da retrocessione diretta.

La rete subita è frutto di una disattenzione difensiva cronica. Il Padova, pur non dominando, ha saputo colpire nel momento di massima fragilità emotiva degli abruzzesi. La gestione della gara da parte di Giorgio Gorgone è apparsa ancora una volta reattiva e mai proattiva: i cambi tardivi non hanno spostato l'inerzia di un match che il Pescara "doveva" vincere.

Le critiche sono feroci, specialmente dopo il rigore non calciato da Insigne che si difende dicendo di avere il ginocchio dolorante e allora perché non ha chiesto il cambio?

Pur mettendo in evidenza che, senza contare il passato, il Pescara ha avuto la possibilità di salvare la sua stagione sportiva a dieci minuti dal termine della gara a Padova, non possiamo sottacere che la crisi attuale del Pescara non è casuale, ma è il risultato di una programmazione estiva carente e di una gestione societaria che da anni cammina sul filo del rasoio finanziario.

La strategia adottata la scorsa estate è stata ampiamente criticata per la mancanza di un "bomber" di categoria e per l'eccessivo affidamento su scommesse o giocatori a fine carriera.

Il Pescara è "ridotto al lumicino" perché ha affrontato un campionato difficile con una rosa indebolita e una società distratta da pendenze finanziarie pesanti.

Nonostante gli arrivi di Tsadjout e Okwonkwo, la squadra ha faticato enormemente a segnare (soli 50 gol in 37 partite).

L'innesto di giocatori esperti come Gaetano Letizia (35 anni) e Gennaro Acampora non ha garantito la solidità sperata, portando a una delle peggiori difese del torneo (65 gol subiti).

Il record del mercato estivo ha segnato un attivo di +3 milioni di euro, segno di una sessione volta più a far cassa che a rinforzare tecnicamente la rosa per la Serie B

l presidente Daniele Sebastiani è il principale bersaglio della contestazione dei tifosi. Gli errori imputati riguardano tre fronti:

- La scelta di Giorgio Gorgone a stagione in corso non ha invertito il trend negativo, confermando una cronica difficoltà nella scelta della guida tecnica.

- Al 30 giugno 2025, il club presentava un debito complessivo di circa 16,8 milioni di euro. Gran parte di questi sono debiti tributari (4,4 milioni) e verso banche (2,6 milioni).

- Le trattative per il passaggio di mano o i presunti interessamenti di fondi stranieri si sono spesso concluse in un nulla di fatto, lasciando la società in una perenne incertezza.  

Il problema concreto è che Sebastiani ha fatto i suoi interessi e non quelli della Pescara calcio sfruttando l’entusiasmo e la generosità della tifoseria biancazzurra.

Il bilancio approvato a ottobre 2025 ha evidenziato una perdita di esercizio di 2,8 milioni di euro. Sebbene il presidente dichiari che "i conti migliorano", la realtà parla di una società che dipende quasi interamente dalle plusvalenze e dalle valorizzazioni, che però sono "tracollate" a soli 181 mila euro nell'ultimo anno.  

Daniele Sebastiani, prima del calcio, era noto per la sua attività nel settore del credito e delle finanziarie (come la Interservice). Molti critici sottolineano come la gestione del Pescara sia diventata il suo principale "core business" dopo che le sue precedenti attività avevano vissuto fasi alterne e complesse culminate nella dichiarazione di fallimento (oggi definito liquidazione giudiziale dal Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza)  da parte del Tribunale di Pescara.

L'accusa principale mossa a Sebastiani è che utilizzi il Pescara come una "fabbrica di soldi" tanto è vero che, dal fallimento delle sue aziende, con l’inizio della gestione del Pescara, ha letteralmente amplificato il suo patrimonio con acquisto di beni mobili ed immobili, con la creazione dell’attività del paddle, con partecipazioni in alcune iniziative di grosso spessore economico.

Negli anni d'oro sono passati da Pescara talenti come Verratti, Lapadula, Caprari e Torreira e tanti altri, generando incassi per decine di milioni di euro.

Facile immaginare, senza fare peccato, che questi enormi ricavi non siano mai stati reinvestiti stabilmente per consolidare la squadra in Serie A o alta B, ma siano serviti per coprire buchi di bilancio o ripianare debiti o per finanziare attività personali.

Il Pescara è "ridotto al lumicino" perché la società è stata spremuta finanziariamente oltre il limite, perdendo quel legame identitario e passionale che dovrebbe essere il motore di un club di calcio.

Personalmente, faccio una domanda al presidente, che tocca il paradosso finanziario che ha alimentato anni di contestazione: come può una società che ha generato oltre 100 milioni di euro di plusvalenze (con punte record in Serie A e B) trovarsi costantemente con bilanci in rosso e debiti accumulati per circa 17-22 milioni di euro?  

Il bilancio del Pescara al 30 giugno 2025 conferma i miei dubbi, mostrando una società che sopravvive grazie a continui equilibrismi finanziari e ricapitalizzazioni "tecniche" della proprietà.

Un punto centrale della mia critica riguarda i flussi verso la proprietà.

Dai documenti contabili emerge che:

Esistono debiti per 1,5 milioni di euro verso la Delfino Capital Srl (la holding di Sebastiani e Verratti) per finanziamenti erogati alla società. Questo ha fatto credere che Verratti fosse, realmente, un socio della Pescara calcio mentre è soltanto un creditore verso Sebastiani per il prestito fattogli garantito dalle quote della Delfino Capital creata appositamente per lui.

Nelle operazioni di ricapitalizzazione (come quella da 4,8 milioni di aprile 2025), gran parte dei fondi "immessi" da Sebastiani erano in realtà crediti che il presidente già vantava verso il club, trasformati poi in capitale per coprire le perdite.

Intanto i famosi bond non sono stati ancora pagati e molti di quei sottoscrittori temono di vedere più la restituzione dei loro soldi. 

Il Pescara oggi è una società "over-leveraged" (troppo indebitata) che ha perso la sua capacità produttiva. La gestione Sebastiani ha trasformato un asset sportivo in un veicolo finanziario saturo di debiti pregressi, dove il risultato del campo è diventato secondario rispetto alla sopravvivenza contabile.

L’unico settore veramente attivo del Pescara è la scuola calcio ma esse non è della società del Pescara ma un’attività del presidente così come l’hotel Ekk, a suo tempo presentato come acquisto del Pescara è invece, dei soci/gestori, Sebastiani oltre al defunto Marinelli, e del costruttore Simeoni.

 Ci possiamo meravigliare se la società è al limite della retrocessione e se i tifosi sono davvero “incazzati”?

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