Pentacolo cromatico per un'aurora vocale
(nella foto Arthur Rimbaud Charleville 1854 - 1891)
Una mia personale riflessione mattutina dedicata a Vittorio Di Boscio e Domenico Di Matteo, artisti di valore dei quali mi onoro essere amico.
Talvolta il risveglio non è un semplice ritorno alla coscienza, ma un varco che si spalanca sui territori dell’inespresso, là dove i suoni si fanno carne e il pensiero si tinge di luce. Sulla scia di quella sregolatezza sacra che fu già di Arthur Rimbaud, l’anima ha preteso il suo riscatto geometrico sul caos del mattino. Non più l’allucinazione cieca del poeta di Charleville, ma un’architettura nuova, ordita sul rigore fonetico dell’iniziale che si fa colore, e del colore che si fa destino. Le cinque vocali, sottratte al grigiore della grammatica quotidiana, si riscoprono qui come cinque stazioni di un viaggio iniziatico: un’altalena dello spirito che oscilla tra la trasparenza dell'aria e la densità della terra, tra il mistero del legno nobile e l’enigma del mito nordico. Questo canone è la trascrizione fedele di un’intuizione mattutina, un tentativo di dare corpo all’invisibile attraverso l’alchimia della parola. Completamente diverso dalle vocali di Arthur Rimbaud: A nera, E bianca, I rossa, O blu, U verde.
A — AZZURRO
La vocale più aperta del nostro alfabeto, il primo suono che emettiamo come un respiro spalancato, si fonde con la chiarezza mentale e la leggerezza spirituale del cielo terso e del mare calmo. Rispetto all'abisso del blu profondo, questa combinazione amplifica una sensazione di spazio indomito, inizio assoluto e totale libertà di comunicazione.
E — EBANO
Un suono medio-palatale che incontra il mistero custodito di un legno denso, scuro e lucente. L'ebano non è mera assenza di luce, ma nobiltà della materia profonda e forza interiore radicata nel tempo; un contrasto poetico in cui un suono sospeso evoca una struttura solida, fiera e impenetrabile.
I — INDACO o ISABELLA
Una vocale sottile, acuta e dritta come una lama, capace di sdoppiarsi in due vie d'eccezione. Da un lato l'Indaco, il cielo notturno prima del buio totale, che ne riflette la natura penetrante attraverso la via dell'intuizione profonda e del risveglio spirituale. Dall'altro l'Isabella, una sfumatura rara di giallo calco e antico, simbolo storico di tenacia, pazienza e memoria della terra.
O — OCRA
Laddove la tradizione vedeva l'infinito azzurro dell'Omega, questa vocale rotonda e profonda compie il miracolo opposto: un cerchio che accoglie, protegge e ritorna alla terra. È il colore delle prime impronte umane, della polvere argillosa, del grano arso e dei tramonti autunnali, capace di conferire al suono la densità del tempo e la sapienza della maturità.
U — UVA o UMBER
Il suono più cupo e chiuso tocca il vertice dell'enigma e dell'esoterismo. Con "Uva" la vocale si fa archetipo dell'essenza pura e della trasparenza originaria, prima che la luce si rifranga nel mondo. Con "Umber" la visione si tinge di un romanticismo nordico e cangiante: la metamorfosi e l'ombra ancestrale delle brughiere, un'eco di foresta che profuma di destini irrevocabili.
Così si chiude il cerchio magico della parola che si fa sguardo. In questo specchio di vocali e di colori, l'alfabeto cessa di essere uno strumento per abitare il mondo e diventa, finalmente, la chiave per decifrarlo. Dallo spalancarsi azzurro della prima aurora fino all'ombra mutante e ancestrale dell'ultimo suono, l'anima ha ridisegnato i confini del proprio sentire. Resta, depositata sulla pagina come polvere d'ocra o riflesso d'indaco, la certezza che la poesia non risieda nelle cose, ma nell'accordo segreto che le lega. Un risveglio che non è stato dimenticanza, ma fondazione di un nuovo linguaggio: quello in cui l'uomo, nominando il suono, colora l'universo.