L'EDITORE DEL VENTO E DEL MARE
Memorie di un uomo di lettere a ottantasei anni
Ho speso la vita a tessere l’inchiostro, strappando la verità al silenzio e alla prepotenza dei giganti. Mi volevano argine, sono stato fiume. Contro i venti del potere e i mezzi di chi credeva di possedere il mondo, ho opposto l’unica arma che non conosce declino: l’onestà della pagina scritta.
Sono diventato giornalista nel fango della trincea quotidiana, ho corso sulle ali del vento nei campi di Gran Bretagna, traducendo il respiro epico del rugby nella sacralità del racconto. In Europa hanno imparato a leggere il fango, il sangue e l'onore attraverso i miei occhi.
Ma c'è stato un altro tempio, fatto di aria, onde radio e passioni domenicali. Per anni, la mia radio è stata la voce ufficiale delle gesta del Pescara calcio. Dietro quel microfono non ho trasmesso semplici partite, ma l'anima stessa di una città che tratteneva il respiro. Le mie radiocronache, tese come archi e vibranti di rigore stilistico, sono diventate un appuntamento sacro, un giornalismo d'alto livello che ha saputo imporsi senza sconti. Un successo immenso, un'autorevolezza riconosciuta unanimemente dai notabili della regione, dai salotti della cultura alle istituzioni, che in quel racconto ritrovavano la nobiltà del nostro popolo.
Ho diretto navi di carta e frequenze nell'aria; sono stato editore del mio tempo. Ma il mio orgoglio più grande non sta nei titoli, bensì nei cento e più cammini che ho aperto: aver battezzato alla professione una generazione di oltre cento giovani, consegnando loro la penna come una staffetta di libertà, è la mia firma più bella sul registro della vita. Cento libri portano il mio nome, ma il capolavoro si muove altrove.
L'amore è stato un mare grande, magnifico, a tratti tormentato, ma sopra ogni cosa dominato da una passionalità assoluta. Ho vissuto due matrimoni e una lunga convivenza: legami profondi che il tempo ha voluto interrompere anzitempo, conducendomi a conclusioni difficili e dolorose. Eppure, l'epilogo di una storia non è mai il suo tribunale. Nessun addio, nessuna deriva negativa, per quanto amara, possiede la forza o il diritto di cancellare lo splendore dei momenti vissuti. In quegli anni ho dato tutto me stesso e tutto ho ricevuto; abbiamo bruciato i giorni con l'intensità dei poeti, abiti di carne e anima tesi verso l'assoluto. Restano intatti i sorrisi prima delle tempeste, la vicinanza elettrica dei corpi, i progetti sussurrati nella notte. Da quel tumulto sacro e fecondo sono fioriti otto figli, oggi saldi nel mondo; due di loro, Marco e Fabio, portano avanti il mio stesso fuoco, parlando la mia stessa lingua.
Ora, a ottantasei anni, siedo sul punto più alto della scogliera. La solitudine che mi circonda non è assenza, ma una stanza regale scelta con fierezza. Accanto a me, il battito caldo e fedele di Maggie: la mia pelosetta, dolcezza pura che profuma di assoluto.
Oggi il tempo non corre più: si adagia sul pelo dell'acqua. Mi godo il mio mare, le letture che aprono finestre sull'infinito e la musica che accarezza i silenzi della sera. Tutto mi piace della vita, perché tutto ho vissuto, tutto ho vinto, tutto ho amato. E mentre l'orizzonte si tinge d'oro, la mia anima, leggera come una vela che ha preso tutto il vento del mondo, si volge al sole e sussurra: che altro dovrei desiderare?