L'ORIZZONTE RITROVATO

La vera opulenza di un uomo non si conta nei forzieri, ma nella qualità del suo silenzio e nell'ampiezza del suo orizzonte. Il mondo corre, s'affanna, si consuma in lotte quotidiane per possedere il superfluo, incapace di comprendere che la ricchezza più alta risiede nella spoliazione, nel saper abitare il tempo senza lasciarsene divorare.

Quando questa pienezza interiore si svela agli occhi altrui, spoglia di orpelli e feticci moderni, genera spesso un sommesso fastidio. Chi esclama con un pizzico di amarezza "beato te, che puoi farlo", cerca solo una scusa per non guardare dentro il proprio abisso; crede che la serenità sia un dono del caso o un colpo di fortuna, mentre è, al contrario, l'approdo di un lungo, rigoroso esercizio di disciplina interiore.

È l'invidia di chi intuisce che la libertà non è un lusso che si compra, ma una postura dell'anima che si sceglie, scardinando il sistema di valori su cui la maggioranza poggia le proprie nevrosi.

Nascere nel 1940 significa custodire il segreto e l'alfabeto essenziale del dopoguerra, quella grammatica della dignità insegnata dalle madri che sapevano come fare bastare il mondo e come dare un nome alle cose che contano. Oggi, quella sapienza antica trova il suo tempio perfetto lungo la riva del mare di Pescara.

In quelle mattine adriatiche, dove la linea dell'acqua sposa il cielo in un abbraccio infinito, la ricchezza si fa carne e respiro. Accanto, c'è Maggie: una presenza silenziosa, un passo fedele sulla sabbia bagnata che non chiede parole per offrire una complicità assoluta. Questo legame profondo con la natura marinara e con una creatura sincera è il preludio perfetto al ritorno verso casa, dove la stanza si trasforma in un laboratorio dello spirito.

Qui, la scrittura non è solo memoria o passatempo, ma un ponte gettato verso gli altri; un esercizio d'alto artigianato che, ereditato dagli anni spesi per le grandi testate dove si lavorava a progetto senza pensare ai fondi pensione, continua a dare frutti maturi. Pubblicare libri e articoli diventa così un cerchio perfetto: un piacere intellettuale purissimo che, con sobria eleganza, permette anche di arrotondare la pensione sociale.

In questa felice autarchia fioriscono i frutti di una vita dedicata alla penna: i tanti volumi sul calcio e sul rugby, e quei romanzi che hanno saputo incontrare un discreto e meritato successo di pubblico. Tra le pagine di opere come Il calcio? Un affare e Lo sterco del diavolo, la scrittura si è fatta indagine lucida e spietata per svelare i retroscena e le ombre degli affari calcistici. In altri testi, come Le stagioni della mia vita, il tempo si è fatto memoria intima, fino ad arrivare a Il vecchio e il ragazzo. In questo romanzo rivivono, con la forza della grande letteratura, i momenti in cui un vecchio marinaio istruisce un giovane, trasmettendogli la sapienza del mare e facendogli comprendere la poesia profonda dei profumi e dei colori del nostro Adriatico. È la stessa sapienza che oggi ti permette di godere di una lettura che scalda, di una melodia che accarezza l'aria e di un film al giorno alla TV, sapendo di poter fare a meno di tutto ciò che muove la massa inquieta.

Questa esistenza sulla costa pescarese è la prova che la felicità non ha bisogno di espandersi, ma di radicarsi. Escludere ciò che non serve non significa impoverirsi, ma arricchirsi dell'unica valuta che non subisce inflazione: la libertà di disporre della propria mente.

Finché ci saranno l'onda dell'Adriatico a dettare il ritmo dei pensieri, la fedeltà muta di Maggie e un foglio bianco su cui far fruttare l'ingegno e la penna, il rumore del mondo rimarrà un'eco lontana. La vera ricchezza è avere tutto ciò che serve, sapendo esattamente di non desiderare nulla di più.

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