L’Architetto di una Nuova Pescara

e il Baricentro del Cuore

Ci sono uomini che guardano alla propria città non per ciò che è, ma per ciò che potrebbe diventare. Carlo Costantini appartiene a questa rara stirpe di visionari.

Nella storia politica abruzzese, il suo nome rimarrà indissolubilmente legato a un’idea strabiliante e coraggiosa: la Nuova Pescara. Non è un caso, infatti, che sia stato proprio lui il motore immobile e il promotore storico di quel progetto di fusione con Montesilvano e Spoltore; un disegno nato non da calcoli di bottega, ma dal desiderio profondo di dare alla sua terra la dignità di una grande infrastruttura sociale, amministrativa e culturale, capace di competere con le grandi realtà dell'Adriatico.

Eppure, la cronaca politica si è spesso interrogata su quelle sue intuizioni nate grandi, capaci di incendiare il dibattito, ma talvolta rimaste sospese a un passo dal traguardo finale.

Per comprendere il perché di queste "incompiute", tuttavia, bisogna avere il coraggio di guardare oltre la superficie dei consigli comunali e comprendere che Carlo Costantini ha programmaticamente potato le proprie personali aspirazioni di potere e i palcoscenici della ribalta nazionale per un bene superiore. Ha scelto, prima di ogni altra cosa, di essere un ottimo padre e un pilastro per i suoi cari.

Questo delicato equilibrio tra l'ambizione pubblica di fare grande Pescara e la sacralità degli affetti non è il frutto di un cammino solitario.

Al fianco di Carlo, a tracciare i confini di questa fortezza familiare, c’è la seconda moglie, l'avvocatessa Giulia Di Donato. Professionista stimata e colonna dello studio legale di famiglia, Giulia rappresenta l'altra metà di un sodalizio formidabile. Non una semplice spettatrice, ma un'alleata intellettuale e affettiva che, con la sua solida presenza e la sua rigorosa intelligenza forense, incarna quel porto sicuro che ha permesso a Costantini di mantenere salda la rotta senza mai perdere l'umanità.

È in questo nucleo, fortificato dalla complicità con Giulia, che si è compiuto il capolavoro più riuscito della vita privata di Carlo: il generoso e immenso intervento a favore del figlio.

Laddove lo Stato e i partiti richiedevano un tributo di tempo totale – che avrebbe sottratto linfa vitale ai bisogni intimi della casa – Carlo ha saputo dire di no al richiamo delle sirene del potere. Ha scelto di fare da scudo e da pilastro invisibile, preferendo la certezza di un abbraccio paterno ai corridoi effimeri del potere romano.

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