L'agosto pescarese sa essere spietato. Quella sera il caldo toglieva il respiro, appiccicandosi addosso insieme all'umidità del mare, e l'ombra di una notte completamente insonne si faceva sempre più concreta. Fu un attimo: io e Vittorio ci guardammo e, senza troppi giri di parole, prendemmo la decisione migliore.

Caricammo in auto Maggie, la nostra pelosetta di sei anni, e imboccammo la strada verso l'interno, diretti alla casa di montagna di Vittorio a Lama dei Peligni.

Il cambio d’aria fu un sollievo immediato. Lassù la notte si rivelò splendida, fresca, avvolta in un silenzio rigenerante che ci restituì il sonno perduto.

Il mattino seguente, rigenerati e con l'aria frizzante della Majella a metterci addosso una gran voglia di camminare, decidemmo di fare una passeggiata verso le Grotte del Cavallone.

La montagna si svegliava lentamente, tra il profumo di pini e il ronzio degli insetti estivi. Tutto scorreva tranquillo, finché Maggie non interruppe il ritmo dei nostri passi.

D'un tratto scattò in avanti, tesa, per poi fermarsi e iniziare a mugolare in modo strano. Non era un verso di paura, ma di richiamo. Tornò indietro verso Vittorio, trotterellando inquieta, guardandoci intensamente come a dire che dovevamo assolutamente seguirla. Ci lasciammo guidare dal suo istinto, addentrandoci di poco fuori dal sentiero principale.

Pochi metri dopo, davanti a noi c'era un signore anziano, con indosso abiti logori e ormai segnati dal tempo, che sembrava quasi fatto della stessa materia della roccia. Maggie non esitò: gli si avvicinò scodinzolando e l'uomo, senza un briciolo di sorpresa, si chinò per accarezzarla, regalandoci subito dopo un sorriso di rara e limpida accoglienza.

Con una parlata colta e pacata, l'uomo sciolse subito il mistero della sua presenza in quel luogo selvaggio.

Ci spiegò di essere stato, un tempo, un avvocato a Pescara. Aveva speso anni nelle aule di tribunale, finché la stanchezza e il disgusto per le storture del sistema non erano diventati insostenibili. Ci raccontò di cose assurde viste tra i colleghi e persino tra i magistrati; compromessi e dinamiche che la sua coscienza profonda e il suo senso di giustizia non potevano più tollerare. Non avendo una famiglia sua, e con due fratelli che non avevano mai compreso quel suo viscerale bisogno di libertà finendo per allontanarlo, aveva fatto una scelta radicale: ritirarsi dal mondo.

Ora viveva lì, in una caverna naturale ben riparata e asciutta.

Ci raccontò che la natura della Majella gli elargiva tutto il nutrimento necessario a seconda delle stagioni, e che l'unico vero legame con il suo passato era custodito tra le pareti di roccia: una ricca collezione di libri che leggeva al chiarore del giorno. Gli incontri casuali come il nostro erano rari, ma preziosi, un modo per scambiare qualche parola e tastare il polso a un mondo che non gli mancava affatto.

Rimase incantato da Maggie, lodando la sua straordinaria dolcezza e la sua indole socievole. Colpiti da quell'uomo così fiero e sereno nella sua solitudine, prima di congedarci gli facemmo una promessa: se lo avesse desiderato, la volta successiva gli avremmo portato un cucciolo, per regalargli una compagnia viva e fedele nelle lunghe giornate invernali.

Il suo viso si illuminò in un ampio, riconoscente sorriso. Lo salutammo con una stretta di mano che sapeva di rispetto profondo e ci avviammo sulla via del ritorno verso il paese.

Se l'andata era stata accompagnata dalla leggerezza della gita e dalla curiosità del sentiero, la camminata di ritorno verso Lama dei Peligni si trasformò in un viaggio tutto interiore. Per lunghi tratti camminammo in silenzio, interrotto solo dal rumore dei nostri passi sui sassi e dal respiro regolare di Maggie, che trotterellava fiera davanti a noi, ignara di essere stata il nostro piccolo "angelo custode" e il ponte tra due mondi così lontani.

Pensavamo alla sua vecchia vita da avvocato: le scartoffie, le aule di tribunale, la ricerca ossessiva di una giustizia che alla fine si era rivelata un ingranaggio corrotto da ambizioni e compromessi. Quante volte anche noi, nel nostro quotidiano, ci scontriamo con cose che la nostra coscienza fatica ad accettare? Eppure, quasi sempre, scegliamo di scendere a patti con la realtà, per comodità, per paura o per abitudine. Lui no. Lui aveva scelto la libertà più pura, pagando il prezzo della solitudine e dell'incomprensione della sua stessa famiglia.

«Chissà se accetterà davvero il cucciolo», disse a un certo punto Vittorio, rompendo il silenzio. Sorrisi, pensando a quel contrasto: un uomo che aveva rifiutato la compagnia degli esseri umani ma che si era sciolto davanti alla purezza di un cane. Forse perché gli animali non conoscono il compromesso, non mentono e non tradiscono quel senso di giustizia naturale che lui aveva cercato per tutta la vita.

Arrivando in paese, mentre le prime case di Lama dei Peligni si facevano vicine, sentimmo un profondo senso di gratitudine. Quella fuga dal caldo asfissiante della costa ci aveva regalato molto più di una notte al fresco e di una passeggiata in montagna: ci aveva fatto incrociare lo sguardo con un uomo libero, lasciandoci dentro una domanda che ci avrebbe accompagnato a lungo: cos'è, davvero, la felicità?