Il Comandante con il "vizio" della Legge
Nelle stanze dei bottoni della provincia italiana, il Comandante ideale della Polizia Locale deve possedere doti rare: una vista squisitamente flessibile, la capacità di confondere l’anagrafe con le liste elettorali e una naturale propensione a considerare il Codice della Strada come un canovaccio di suggerimenti modificabili. Poi c’è Ernesto Grippo.
Per capire l'origine di un carattere così spigolosamente onesto, bisogna scavare nelle fondamenta. Grippo non è diventato un servitore dello Stato per caso; è cresciuto a pane e codici grazie all'educazione rigorosa di un padre uomo di legge, vice questore di Pubblica Sicrezza, che gli ha trasmesso il culto della giustizia non come astrazione filosofica, ma come disciplina quotidiana. A questo imprinting familiare si è aggiunta la millimetrica formazione sul campo: anni passati come arbitro di calcio.
Chi ha diretto una partita sa che il rettangolo verde è il teatro primordiale del potere e della contestazione. Lì dentro l'arbitro è solo, non cerca il consenso della curva, non negozia il fuorigioco con i presidenti e applica il regolamento anche quando lo stadio urla.
Questa combinazione biologico-sportiva ha forgiato in Grippo una colonna vertebrale d'acciaio. Il problema è nato quando ha trasferito i metodi del fischietto e della Procura nelle strade cittadine, trasformandosi in una sorta di "sceriffo" istituzionale con il fiuto assoluto nello scoperchiare le magagne dei politici locali. La sua colpa imperdonabile? Pretendere che la Polizia Locale risponda alla Legge, e non ai "desiderata" dei sindaci di turno.
A Pescara, l'occhio clinico dello sceriffo si è imbattuto in una forma pionieristica di welfare municipale: il "condono fai-da-te". Un efficientissimo sistema che ha visto ben settanta tra agenti e ufficiali trasformarsi in moderni Robin Hood della sanzione, capaci di far evaporare nel nulla qualcosa come diecimila verbali.
Il tutto per fare piaceri ad amici, parenti e portatori sani di voti. Per i politici locali era la normale gestione del consenso; per il Comandante-arbitro era un'infrazione da cartellino rosso diretto. Quando il castello è crollato, la giustizia ha certificato il sistema con i patteggiamenti della pena.
Ma il vero capolavoro della satira burocratica pescarese si è compiuto all'indomani: i protagonisti dell'evaporazione dei verbali sono rimasti tutti felicemente al loro posto, senza che l'amministrazione si scomodasse a firmare una singola sanzione disciplinare. In fondo, perché punire tanto zelo nel tessere relazioni sociali? Lo sceriffo Grippo, ovviamente, non ha colto la poesia del sistema e ha messo a referto l'andazzo, diventando, per direttissima, l'uomo più scomodo della città.
Spostandosi all’Aquila, nel drammatico scenario del post-terremoto, le doti investigative del Comandante hanno toccato vette di puro realismo magico. Mentre la politica si riempiva la bocca di slogan sulla ricostruzione, lo sceriffo Grippo si è messo a incrociare i dati con la pignoleria di un magistrato, scoprendo che oltre mille cittadini aquilani possedevano superpoteri quantistici.
La notte del 6 aprile 2009, un esercito di furbetti multiproprietari era riuscito nell'impresa scientificamente prodigiosa di risiedere contemporaneamente in due, tre o persino quattro case diverse. L'obiettivo di cotanta prodigiosa bilocazione? Moltiplicare i Contributi di Autonoma Sistemazione e i fondi statali, drenando risorse preziose a danno di chi la casa l'aveva persa davvero. L'indagine ha portato a condanne e restituzioni milionarie, ma il vero dramma politico è nato quando si è capito che il Comandante non aveva alcuna intenzione di fermarsi davanti ai santuari della "ricostruzione felice" protetti dai palazzi del potere.
Se scoperchi le magagne dei colletti bianchi nel momento del bisogno elettorale, passi da eroe a eretico in un secondo
L'ultimo atto del teatro dell'assurdo va in scena a Roseto degli Abruzzi.
Qui la politica scopre che la divisa del Comandante non è un vestito di scena da esibire nei selfie di mezza estate o per fare passerella, ma uno scudo contro l'allegra gestione della cosa pubblica. Di fronte a spinte e pressioni per affidamenti amministrativi che della legalità avevano solo una pallida e lontana parentela, Grippo ha pronunciato la parola più eversiva del vocabolario politico italiano: "No".
La reazione del sistema amministrativo è stata da manuale: se non puoi piegare lo sceriffo, elimina la stella. Il contratto viene risolto, la Polizia Locale viene "riorganizzata" tramite convenzioni esterne per depotenziarla, e il geometra della politica locale può finalmente tornare a gestire i propri affari senza arbitri fastidiosi tra i piedi.
In un Paese in cui la Polizia Locale viene troppo spesso considerata dai sindaci come un'agenzia di riscossione privata per vessare i nemici o come un ufficio di pubbliche relazioni per fare piaceri agli amici in vista delle urne, la parabola di Ernesto Grippo è una lezione di igiene istituzionale.
Essere licenziati o rimossi perché si risponde solo alla Legge e all'educazione inflessibile ricevuta da un padre non è un fallimento professionale: è una medaglia al valore civile.
Speravano di aver ingaggiato un figurante da parata, e si sono ritrovati in casa un arbitro internazionale con il cartellino rosso sempre pronto nel taschino. Hanno provato a cambiare le regole del gioco, a fischiare i loro fuorigioco personali, persino a sgonfiare il pallone pur di non farlo giocare. Ma Ernesto Grippo è rimasto lì, sulla linea di porta della legalità.
Potranno anche averlo allontanato dal campo con un espediente burocratico, ma lo sceriffo ha tolto il disturbo lasciando le luci accese sul malaffare. Il verdetto della storia amministrativa è già scritto sul tabellone: i furbetti del palazzo non hanno più tempo di recupero, perché la fine dei loro giochi è già stata fischiata, e c’è da scommettere che, ovunque andrà, ci sarà sempre un politico che comincerà a sudare freddo non appena sentirà il rumore dei suoi stivali avvicinarsi al palazzo.