L’Uomo che Sussurrava alle Telecamere e ai Delfini)
C’è un vecchio adagio della politica che dice: "Fai del bene e dimenticalo". A Pescara, sponda Palazzo di Città, il proverbio è stato aggiornato, corretto e registrato all'anagrafe con una variante decisamente più moderna: "Fai una delibera, chiama una troupe televisiva, assicurati che la luce sia a favore e poi, semmai, realizzala".
Il primo cittadino, l'avvocato Carlo Masci, ha elevato la presenza scenica a forma d'arte istituzionale. Se a Pescara si inaugura un grande cantiere, il Sindaco c’è. Se si posa un singolo, timido e smarrito sampietrino in una via del centro, il Sindaco c’è, solitamente munito di una cartellina d'ordinanza con cui indica un punto indefinito nel futuro radioso della città. Le cattive lingue sostengono che anche per la sostituzione di una lampadina fulminata a Porta Nuova sia necessario attendere il fonico e il cameraman di fiducia, per non privare la cittadinanza del brivido della luce ritrovata.
Ma l'apice di questa epopea della comunicazione si è toccato, com'è noto, sul palcoscenico naturale dell'Adriatico. Di fronte ai dubbi amletici sulla balneabilità delle nostre acque, un politico qualunque avrebbe mostrato freddi dati di laboratorio o grafici dell'Arta. No, Carlo Masci no. Lui possiede il dono della "prova provata" e l'eroismo dei grandi esploratori.
Lo abbiamo visto così: telecamere schierate sulla battigia, microfoni a debita distanza di sicurezza dall'umidità, e via, un tuffo fiero e senza esitazioni. Si è immolato tra le onde, nuotando con lo stile plastico e aggraziato di un delfinotto istituzionale, per dimostrare al mondo che l'acqua pescarese non solo non era tossica, ma era persino rinfrescante. Un format straordinario: la Trasparenza Amministrativa Applicata allo Stile Libero. Mancava solo la sigla di Baywatch in sottofondo per trasformare una mattinata di ordinaria burocrazia in un cult della televisione locale.
Tuttavia, l'irresistibile richiamo del flash e della ribalta a volte gioca brutti scherzi, spingendo il nostro eroe a frequentare anche lidi decisamente più nebbiosi. È il caso delle sue assidue apparizioni accanto al presidente del Pescara Calcio, Daniele Sebastiani. Pur di non perdersi una frazione di visibilità, il Sindaco ha accettato con olimpica serenità il rischio della strumentalizzazione, prestando la fascia tricolore come prestigioso sfondo alle fumose operazioni sul "Nuovo Stadio".
Lo si è visto così presidiare, con l'immancabile sorriso d'ordinanza, innumerevoli tavole rotonde sul tema: veri e propri capolavori di fuffa architettonico-finanziaria dove, tra un rendering futuristico e una promessa di project financing, l'unica cosa concreta rimasta sul tavolo è stata l'inquadratura del telegiornale.
Un sodalizio perfetto: Sebastiani vende sogni d'asfalto e Masci compra minuti di antenna, in un gioco delle parti dove il pallone è sgonfio ma i riflettori sono meritatamente accesi.
Naturalmente, un simile paladino dell'immagine non poteva che scontrarsi con l'altro grande Sole attorno a cui ruota la politica abruzzese: Luciano D'Alfonso. La recente polemica sui fondi (veri, presunti o fantomatici) per i viadotti cittadini ha offerto uno spettacolo degno dei migliori teatri di rivista.
Qui lo scontro si fa filosofico, quasi teologico. Da un lato abbiamo Masci, l'uomo che ama Pescara al punto da voler essere immortalato con lei in ogni singola inquadratura, come un fidanzato geloso che riempie i social di selfie di coppia. Dall'altro abbiamo D'Alfonso, un uomo la cui generosità intellettuale è talmente vasta da concentrarsi tutta sul proprio io: un politico che, notoriamente, ama se stesso di un amore così puro, profondo e ricambiato da non lasciare spazio ad altri pretendenti.
Vederli battibeccare sui media è stato un esercizio di altissimo livello barocco.
Masci che difende la città (e le sue telecamere) dall'alto del suo scranno, e Big Luciano che risponde con le sue parabole linguistiche, in un duello dove il vero mistero non è dove siano finiti i soldi dei ponti, ma chi dei due abbia lo specchio più grande nei rispettivi uffici.
Alla fine, Pescara osserva e sorride. Finché ci sarà un mare in cui tuffarsi a favore di obiettivo, uno stadio virtuale da inaugurare e un viadotto su cui litigare, la politica cittadina non sarà mai noiosa. Resta solo un dubbio per il futuro: dopo il delfinotto, quale sarà la prossima metamorfosi? Per l'inaugurazione del prossimo parco pubblico, i cronisti sono avvisati: portate i binocoli, il Sindaco potrebbe apparire dall'alto, planando come un'aquila della contabilità.