IL PESCARA FRENA ANCORA E L'AZIONARIATO POPOLARE

RISCHIA DI ESSERE UN'ILLUSIONE D'AUTUNNO

(Nella foto Buscè e i suoi dubbi tattici)

L’1-1 interno contro il Gubbio non è solo un mezzo passo falso; è lo specchio fedele di una crisi d'identità che sta rapidamente scivolando in rassegnazione. Lasciare due punti sanguinosi tra le mura amiche dello Stadio Adriatico, rincorrendo un pareggio agguantato solo grazie a un lampo di Parigi nel finale, fotografa la vulnerabilità di una squadra ancora prigioniera dei propri fantasmi.

La classifica, dopo pochissime giornate, emette già un verdetto impietoso: il Delfino è scivolato a otto punti dalla vetta.

Un divario enorme per un club che per blasone, storia e dovere morale dovrebbe dettare i ritmi del campionato. Invece, mentre le battistrada scappano via con passo spedito, il Pescara di Buscè balbetta calcio, palesando una cronica incapacità di aggredire le partite, salvandosi solo nel finale grazie al forcing della disperazione.

La nebbia che avvolge il rettangolo verde sembra però estendersi anche alle dinamiche societarie. Nelle ultime settimane, l’attenzione di una piazza storicamente calda ma comprensibilmente delusa è stata catalizzata dalla nascita dell’associazione "Pescara Biancazzurra", volta a lanciare una campagna di azionariato popolare per acquisire quote del club. I recenti incontri formali tra il direttivo dell'associazione e il presidente Daniele Sebastiani hanno riacceso i riflettori su una democrazia partecipativa del tifo.

Tuttavia, l'orizzonte giornalistico impone il dovere del realismo. Il forte sospetto, condiviso da molti scettici è che questa iniziativa rischi di rivelarsi solo un romantico fuoco fatuo.

In un calcio italiano dominato da costi di gestione insostenibili, ripianamenti milionari e contabilità complesse, l'idea che la passione dei tifosi possa tramutarsi in reale potere decisionale o in un'ancora di salvezza finanziaria rischia di scontrarsi con la dura realtà.

 Senza un solido investitore istituzionale o una reale apertura della governance, il rischio è che il progetto si riduca a un mero strumento di facciata: utile a placare temporaneamente il dissenso della piazza, ma del tutto ininfluente nello spostare gli equilibri macroeconomici del club. Se l'azionariato popolare non troverà sbocchi strutturali immediati, finirà per essere l'ennesima narrazione nostalgica di un calcio che non esiste più.

Sul campo resta un brodino caldo che non riscalda i cuori e fischia l'insoddisfazione. La vetta si allontana, il gioco latita e, fuori dal campo, la sensazione è che si continui a discutere di utopie mentre il presente biancazzurro continua inesorabilmente a sbiadire.

Tabellino gara:

Pescara (4-3-3): Ujkaj; Donati, Capellini, Nardin, Motta (30′ st Letizia); Valzania, Graziani (11′ st Vitali), Erradi (1′ st Sardo); D’Ausilio (30′ st Inglese), Meazzi (11′ st Ferraris), Parigi. A disp.: Saio, Doronzo, Eletu, Merola, La Barba, Altare, Gatto, Milan, Guccione, D’Errico. All.: Buscè.

Gubbio (4-3-1-2): Bagnolini; Podda, Baroncelli, Barry, Meconi; Fazzi (16′ st Signorini), Di Noia (33′ st La Mantia), Rosaia (16′ st Zorzetto); Cardascio ; Minta (38′ pt Spina), Baldini (33′ st Barani). A disp.: Marson, Barbanera, Piomboni, Toska, Santamaria. All.: Di Carlo.
Arbitro : Vingo di Pisa (Di Meglio di Napoli e Scala di Castellammare di Stabia Reti : 24′ pt Podda (G), 35′ st Parigi (P).
Ammoniti : Di ​​Noia (G), Nardin (P), Zorzetto (G), Podda (G). Angoli : 9-3. Recupero : 2′ pt; 4′ st. Spettatori : 4675 (di cui 12 da Gubbio).