La voce dei cento: quando Pescara scoprì la libertà sulle frequenze di “7Giorni7”
Ci sono stagioni che non si misurano in anni, ma in coraggio. Stagioni in cui la provincia italiana, solitamente sonnolenta e accomodante, decide di alzare la testa e di parlare una lingua nuova: quella dell'indipendenza. La Pescara all’inizio degli anni Settanta era una città in piena metamorfosi, ma con un'informazione ingessata, stretta nella morsa dei soliti potentati politici e di editori classici che pretendevano di decidere cosa la gente dovesse sapere e cosa, soprattutto, dovesse tacere.
In questo scenario si inserisce un’avventura straordinaria, nata dallo sguardo lungo di un editore che, tornato dalle esperienze inglesi con gli occhi pieni di giornalismo anglosassone – libero, d’assalto, ancorato ai fatti –, decise che era tempo di rompere il monopolio del silenzio. Sollecitato oggi dal prof. Fernando Tana e sostenuto dalla complicità fraterna di Domenico Di Matteo (nella radio titolare di una rubrica di successo con il nome d'arte di Paciuchino), quel pioniere riavvolge il nastro di un’epopea travolgente.
Tutto cominciò con la carta stampata, con quel settimanale chiamato 7Giorni7 il 1971 che divenne subito un laboratorio giornalistico permanente, una vera e propria bottega rinascimentale dell’informazione. Intorno al Direttore non si riunirono burocrati della penna o professionisti cinici, ma decine e decine di giovani desiderosi di azzannare il futuro. L'editore aveva il dono raro di saper vedere il talento dove gli altri vedevano solo ragazzi tra la folla. Fu così che, sugli spalti del Palazzetto dello Sport, durante una partita di basket, sentendo parlare il giovane Pier Paolo Marchetti, ne intuì la stoffa da cronista di razza; lo portò in redazione e lo crebbe fino a farlo diventare la prima firma regionale del Messaggero.
Fu la stessa generosità che permise il riscatto di Pasquale Pacilio, allora impiegato regionale e collaboratore a Telemare, tenuto in ombra e "in sottordine" da Elio Lamparelli perché privo del titolo da pubblicista. Il Direttore si fece editore del suo libro "Conosciamoli meglio", ne curò gli articoli e gli confezionò la pratica per l'Ordine, spalancandogli le porte di una carriera che lo avrebbe portato alla direzione di Telemare.
In quel vivaio straordinario che sfornò oltre cento pubblicisti brillavano la stoffa nazionale di Loredana Ranni, il volo transatlantico di Luciano Troiano – inviato in America a caccia di futuro – , Valentini, Mingione, Giansante, i validi, ma già pubblicisti impegnati, Brandimarte, Fumo, il fraterno e professionale apporto di Ernesto Grippo e la stupenda Angela Ciancetta, molto più di una segretaria, colonna portante e porto sicuro di una redazione sempre in tempesta.
Poi, la carta si fece etere e arrivarono gli anni travolgenti della radio. Fu una rivoluzione copernicana. Mentre le prime radio libere si perdevano nel fenomeno leggero delle dediche e dei dischi a richiesta, e i colossi nazionali calavano dall'alto programmi algidi e distanti, la radio di 7Giorni7 scelse la via più difficile e nobile: trasformarsi in una redazione giornalistica in tempo reale. Il motto della stazione era un giuramento di fedeltà alla città: "La radio che dice ciò che gli altri non dicono o hanno interesse a nascondere".
Fu così che si compì il miracolo di Davide contro Golia: da piccoli operatori del territorio, questi pionieri riuscirono a soppiantare le emittenti nazionali per numero di ascolti. Pescara non cercava più le voci di Roma o Milano; cercava le frequenze di un'orchestra di talenti locali che pulsava di verità.
C'erano i favolosi programmi notturni del giovanissimo italo-americano Gianfranco Valli; lo spessore culturale del professor Adriano Lapi; le rotte musicali West Coast di Daniele Fingo e Franco Montanaro; l’estro di Angelo Ferri e di Rino Giardiello, abilissimo disegnatore di fumetti; l’energia dei fratelli Mauro e Natalino Di Profio. Franco Celenza abile scrittore di piccolie sceneggiatire radiofoniche. I due fratelli Mario e Franco Probi. E ancora, i duetti cult di Eleonora e Giovanni Guido, la solidità di Aurelio Massacesi e le memorabili radiocronache del Pescara Calcio, dove il bravissimo tecnico Paride Di Fabio assisteva il Direttore sul campo, spingendo l'emozione dello stadio direttamente nelle case dei tifosi. Ogni trasmissione era un atto di resistenza, ogni numero in edicola una conquista strappata con le unghie contro i boicottaggi pubblicitari e le pressioni dei palazzi.
A distanza di decenni, la storia di 7Giorni7 e della sua radio non è semplicemente il nostalgico amarcord di un'epoca che fu, ma la testimonianza di un'idea di giornalismo che oggi, nell'era degli algoritmi e dell'informazione globalizzata, appare più urgente che mai. Quella vissuta a Pescara è stata la dimostrazione che l'informazione di prossimità non è "piccola" cronaca, ma l'ossigeno di una comunità. Il Direttore e la sua squadra hanno pagato di tasca propria il prezzo della libertà, dimostrando che il potere non si combatte con i grandi capitali, ma con la credibilità e con la creazione di spazi aperti per i giovani. L'eredità di quei cento pubblicisti, nati in una redazione-laboratorio, è il monumento vivente a un uomo che non ha solo raccontato una città, ma le ha insegnato a non farsi imbavagliare. Ricordare quegli anni significa ricordare a noi stessi che la libertà di stampa non è un privilegio concesso dall'alto, ma un diritto che si conquista ogni giorno, stringendo un microfono o impugnando una penna.
Rileggendo il mio pezzo mi rendo conto di quanti non ho segnalato perché i nostri ricordi (miei e di Domenico) si sono affiev0oli negli anni. Comunque sono persone che hanno contribuito con passione alla relazzazione di quel progetto andato avanti per più di venti anni e che ringrazio sentitamente.